Where is WYW

venerdì 27 aprile 2012

Nasi all'in sù


L'importanza sia nel tuo sguardo non nella cosa guardata” (Andrè Gide), nasce con questa sfumatura il viaggio verso alcune città degli Stati Uniti.

Dopo un gelido inverno dedicato allo studio, per raggiungere il giorno della laurea, si parte, io e il mio compagno siamo pronti nell'affrontare il viaggio nelle città più conosciute degli Stati Uniti, costa est, da un nuovo punto di vista, non masticato e tritato dai media, ma con uno sguardo vergine.

Il nostro intento è di provare una sensazione simile a quello dei pionieri, che vedendo questa immensa terra non si sentirono più a casa, ma addirittura in un altro mondo, Il Nuovo Mondo.

Sembra cosa impossibile, se si pensa all'America modella perfetta, per così dire, in tutte le sue forme innovative e tecnologiche, che divenne matrice per molte città occidentali e non solo nel corso del XX secolo.

Un viaggio che si vuole toccare con mano, concedendosi il beneficio del dubbio sulle tante cose dette e sentite su queste grandi città, decidiamo di andare all'origine dell'innovazione, nella culla, per vedere se veramente l'uomo non è più in grado di stupirsi.

Scegliamo così di percorre città come Boston, New YorkWashington, Chicago e vedere anche qualche città minore Buffalo, Milwaukee e New Haven. Il tutto muovendoci in treno, sentendo questa avventura ad ogni nostro spostamento, potendo sbirciare qua e là il paesaggio che cambia, di modo che il nostro passaggio da una città all'altra non diventi un teletrasporto inattivo.

Uscimmo da questa esperienza dopo un mese e mezzo di viaggio, il tutto si concluse con stupore e meraviglia delle cose scoperte e viste. Ogni stereotipo si fece lontano più che mai, in molte occasioni. Tra queste amo ricordare il mio primo incontro con un Grattacielo. Nel mio diario scrissi queste parole:

NY, Manhattan, USA,  Agosto 2011

“ E mentre ci perdevamo tra vie turistiche e vie residenziali,eccoli lì, silenziosi e incastrati nel cemento come alberi nella terra, fieri e dritti sovrastano la città: i Grattacieli. Non avrei mai creduto che un simile edificio potesse mai farci sospendere il fiato, creò stupore e sorpresa nelle nostri menti. Credevo fosse leggenda che tali palazzi potessero ancora scombussolare i cuori di ragazzi occidentali che hanno vissuto nel mezzo degli anni tecnologici. Pensavamo che nel mondo globalizzato di oggi fosse impossibile stupirsi di queste cose, di cui si cerca di trasportare la copia al di là e al di qua del mondo, invece io e lui, oggi, eravamo all'ombra di questo gigante architettonico, come bambini davanti al castello di Disneyland Paris. Eravamo a bocca aperta e a nasi al in sù, come se fossimo per la prima volta in una città. Mi trovai ai piedi di un colosso che sembrasse giudicare la nostra ignoranza e noi a guardarlo dal basso verso all'alto in uno sguardo che non ha fine, come quando si guarda un tramonto".

Le sorprese continuarono e dopo i temi architettonici fu la volta di quelli culinari. Siamo giunti ad un altro mito, quello tanto agognato per un paesano e cittadino italiano, la cucina vera contro i fast food Americani.

Dirigemmo i passi presso il Faneuil Hall Marketplace di Boston, edificio che in passato ospitava un gran mercato, ora sembra presentarsi come un enorme e lungo corridoio. Una sorta di sentiero di pellegrinaggio del cibo, puntinato da baracchini, ognuna con la sua specialità di diverse etnie. In quel momento non avevamo dubbi avremmo dovuto provare il piatto tipico: il Boston Chowda, una sorta di zuppa di pesce tritato, a base di astice o vongole. Un'esperienza culinaria da provare, non tanto per la presentazione, ma per l'incredibile gusto che sprigiona questa ricetta del New England

"Fu particolare la mia gioia, nel mangiare questo piatto. Mi sembrava di camminare in punta di piedi dentro al racconto di M. Proust quando narrava delle sue amate madeleine. Un solo assaggio mi porto indietro nel tempo al ritrovo annuale del parentado veneto di mio padre, ero lì piccola come prima, che ancora provavo un incredibile gioia nel mangiare quel risotto di pesce all'apparenza semplice, ma in pratica nessuno più, dopo la morte dei miei zii, riusci a ripristinare quella gioia e gusto in un sol boccone. Fino a quel giorno, appena il cucchiaio verso il suo contenuto, il mio palato gioì, facendomi ritornare piccola e felice per una pietanza".

Tutto questo successe al di là del nostro mondo e all'interno delle convenzioni che fanno mostrare questa terra patria di soli fast food. In realtà la loro parte culinaria viene recitata molto bene nelle tavole calde, dove ogni volta ti accoglie un simpatico signore alla mano o una coppia, che ha voglia solo di chiacchierare con giovani stranieri, che porgono un enorme piatto con pancakes di tutti i tipi, accompagnati da una successione infinita di caffè gratuiti, che per quanto possano essere imbevibili per noi, sono come un pretesto per continuare una conversazione interrotta dal lavoro in cucina, un incredibile esperienza che non si esprime nel solo atto fisico di mangiare.

Nel ritorno verso casa, pensai ad un ultima cosa, riguardava alla forte multietnicità delle grandi città statunitensi, e più che un pensiero fu una speranza per il nostro paese. Pensai a quante culture vivessero in quelle città, appena visitate, e la cosa incredibile di questo fu che fino ad allora non l'avevo ancora notato. Infatti eravamo sempre negli stessi Stati Uniti di prima, ma ci trovammo a percorrere tutti i paesi del mondo e ognuno di questi con la sua cultura, dall'Asia all'Africa e dall'Europa al sud America. Tutto questo passaggio avvenne inconsapevolmente, fino al mio vagheggiare nei ricordi sul interminabile volo Iberia di ritorno. Un passaggio che non mi toccò nel momento stesso, per l'incredibile integrazione che queste culture hanno in queste luccicanti città. Dal mio diario, l'estrapolato scritto in volo verso il Bel Paese: “ Adesso ricordo, il mio entusiasmo cresce sempre di più e ora sorrido come una bambina pensando alla signora afroamericana, alla donna araba e a suo marito, alla vecchia signora e alla sua nipotina di origine europea. Nelle conversazioni dirette, e altre sbirciate, con queste persone, ricordo bene il loro gesto di mostrare con orgoglio, nei lunghi discorsi tra viaggiatori di treno, una foto di famiglia con dietro uno sfondo a stelle e strisce. Tutte queste persone benché molte di loro parlassero anche altre lingue e avessero un retaggio culturale diverso dall'Americano medio, o meglio dallo Statunitense stereotipato all'interno di ogni nostra credenza, si sentivano americane in un integrazione circolare sbalorditiva, aperti a questa integrazione mantenendo la loro origine e il loro ricordo e dall'altra parte della medaglia avveniva lo stesso tipo di meccanismo”.

New Haven, Yale University, USA, Agosto 2011

Se da un lato tale patriottismo potrebbe spaventare, dall'altro mi porta a sperare per l'Italia, che in modo malandato riesce tenere uniti i propri abitanti, nel desiderio di trovare un clima simile di tolleranza, che neanche nelle grande Milano si respira, dove ancora si pensa che una città sia sporca non facendo riferimento all'effettiva sporcizia da immondizia, ma mandando un sottile messaggio a un'intolleranza etnica.

L'interruzione di questa incredibile ricerca statunitense avvenne con una valigia decisivamente più pesante di quella dell'andata, non dovuta alle folli spese che facevano molti turisti nella grande Mela. Il nostro peso eccessivo riguardò allo stupore creato dal ribaltamento di molti stereotipi che non fanno altro che essere trasmessi di continuo. Nessuna risposta da questa ricerca, ma il senso di meraviglia che rimane sulla pelle, dovuto al nostro sguardo vergine. Se fossimo andati con un altro spirito, molto probabilmente non ci saremmo accorti delle metà delle cose che ogni persona e ogni luogo ci hanno trasmesso.

“E dunque chi l'avrebbe mai detto che ora torno a casa nella speranza di trovare un giorno a Milano un pezzo di New York”.

Un nostro articolo più dettagliato su nonsoloturisti
  WYW   

1 commento:

  1. wow!!!!! veramente bello....sono riuscita a immaginare con i vostri occhi un mondo che chissà se mai riuscirò a vedere con i miei.....ma la cosa più bella è riuscire a provare, attraverso le vostre parole, sentimenti, sensazioni e vivere con voi ricordi perduti e ritrovati. Continuo nella lettura per continuare nel mio viaggio mentale e lasciarmi trasportare dal fiume di parole e immagini.........

    RispondiElimina

Hai voglia di dire la tua agli amici WYW?
Lascia un commento nella casella qua sopra.
Dopo aver scritto ti basterà aprire la tendina che trovi dopo "commenta come".
Se non hai un account google, potrai scegliere tra due opzioni:
-Nome/Url: dove basterà compilare lo spazio inserendo il tuo nome
-Anonimo
Infine premi pubblica

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...